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Procida: La storia infinita del Regno di Nettuno

Pubblicato da Redazione -

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A Procida, nelle baie della Chiaia e della Corricella, entrambe facenti parte della “Zona B” dell’area marina protetta “Regno di Nettuno”, potranno ancorare solo i natanti i cui occupanti devono servirsi dei ristoranti della zona. Ne farà fede, insieme allo scontrino fiscale ricevuto nel locale dove è stato consumato il pasto, un’apposita autorizzazione che lo stesso locale rilascia d’intesa con l’ente gestore dell’area marina il quale dovrà essere informato ogni 15 giorni dei permessi rilasciati per avere un monitoraggio della situazione. Questa la sintesi formulata da Domenico Ambrosino dalle pagine de “Il Mattino”. L’accordo siglato nei giorni scorsi al termine di una riunione svoltosi presso la sala consiliare in cui gli operatori turistici e i ristoratori isolani si sono confrontati con il sindaco Vincenzo Capezzuto, il consigliere delegato alla risorsa mare Pasquale Sabia e il direttore dell’area marina Riccardo Strada.
“L’ intesa adottata – sostiene il sindaco Vincenzo Capezzuto – mira chiaramente alla “riduzione del danno” ambientale , arrecato dall’assalto indiscriminato dei natanti a largo delle coste isolane. Il Regno di Nettuno è una risorsa. Il mare va tutelato. Dobbiamo trovare una soluzione definitiva che disciplini la materia, coniugando la tutela dell’ambiente con gli interessi economici dell’isola”.


L’incontro, inoltre, ha visto esplodere una serie di contraddizioni con numerosi diportisti, appartenenti ai circoli di Marina Grande e Marina Chiaiolella che hanno abbandonato la sala in aperta polemica con il direttore della riserva dottor Strada. A loro parere, infatti, il regolamento dell’area marina protetta è troppo penalizzante sia per via dei costi troppo alti sia per i controlli della Capitaneria, a cui negli ultimi tempi si sono aggiunti quelli dei Carabinieri del Noe, considerati eccessivamente fiscali e repressivi. Insomma, i procidani che amano, rispettano e conoscono il mare, temono di non poterlo più vivere pienamente perché, ormai, imbrigliato nelle reti della burocrazia.

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